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L'ASSONIME critica l'impostazione dei reati ambientali

Andrea Quaranta

Come cercare di far convivere due esigenze contrapposte e in apparenza divergenti come quella della tutela della salute (e della salubrità dell’ambiente), dal un lato, e quella della difesa del posto del lavoro – dietro la quale si cela quella della libertà economica a priori – dall’altro?

Nelle pagine della rivista pubblicata online da IPSOA (Il quotidiano IPSOA – Professionalità quotidiana) si è parlato in più occasioni dell’introduzione, all’interno del DLGS n. 231/01, dei c.d. “reati ambientali”, e si è sottolineato che, nonostante il mancato completo riordino dei reati ambientali presupposto della responsabilità degli enti, e la non obbligatorietà dell’adozione di modelli organizzativi idonei alla ragionevole prevenzione del rischio reato, la novità legislativa costringerà in qualche misura le imprese a valutare attentamente la necessità di progettare, o meno, (anche) le modalità di gestione del rischio ambientale. Ma non è ancora sufficiente. A distanza di quasi un anno dall’entrata in vigore del nuovo sistema, ASSONIME, con la circolare n. 15 del 28 maggio 2012, ha “fatto il punto” della situazione, senza lesinare critiche al “sistema” introdotto dopo quasi due lustri di colpevole ritardo.

Articolo tratto da "Il quotidiano IPSOA. Professionalità quotidiana"


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