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Sentenza de L'Aquila e criterio di prevenzione: le conseguenze di un malinteso

Andrea Quaranta

Riassumere le 944 pagine della sentenza del tribunale de L’Aquila (n. 380/12), che ha condannato sette membri della Commissione grandi rischi per omicidio colposo e lesioni gravi, per aver fornito rassicurazioni alla popolazione aquilana, in una riunione avvenuta solo una settimana prima del sisma, risulta essere un’operazione complessa, non solo per la lunghezza della stessa, ma anche, inevitabilmente, per le implicazioni socio-culturali, oltre che giuridiche, sottese all’analisi della colpa e all’accertamento del nesso causale fra la condotta contestata e l’evento giuridicamente rilevante (morte e lesioni), che costituiscono i punti nevralgici della responsabilità penale.
Dopo l’elencazione delle ventinove udienze svoltesi in poco più di un anno, il giudice, prima di affrontare tali punti nevralgici ha ritenuto opportuno effettuare una ricostruzione analitica della vicenda, snocciolando in circa cinquanta pagine: 
  • i dati relativi alla scossa mortale e, più in generale, all’attività sismica registrata nell’aquilano nei nove mesi precedenti al sisma de quo; 
  • la normativa che disciplina gli scopi e le funzioni della Commissione Grandi Rischi; 
  • le finalità, il contenuto e l’esito della riunione “incriminata”, con l’indicazione delle ragioni per le quali si ritiene che si trattò effettivamente di una riunione della Commissione Grandi Rischi;  
  • le dichiarazioni rese a margine della riunione da alcuni imputati e da altri soggetti che parteciparono alla riunione, 
mettendo in evidenza che “la necessità di tranquillizzare la popolazione deve essere dunque intesa, secondo l’interpretazione autentica del termine fornita dal dott. Bertolaso in udienza, con riferimento alle preoccupazioni che avevano intossicato questo territorio. Secondo quanto riferito dal dott. Bertolaso, che personalmente provvide alla convocazione della riunione, la finalità era dunque essenzialmente «mediatica»: l’intento era quello di fornire alla popolazione aquilana, tramite il massimo organo scientifico dello Stato, senza intermediari e senza filtri, un quadro di informazioni valido ed attendibile dal punto di vista scientifico, idoneo a contrapporsi in maniera efficace agli allarmismi che, pur se privi di credibilità scientifica, si stavano diffondendo nella popolazione aquilana. Questo, del resto, fu il motivo per il quale la riunione si tenne a L’Aquila”.


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