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La VIA, il procedimento unico e la ricerca della massima semplificazione possibile

Andrea Quaranta

Come già evidenziato in altre occasioni , orientarsi nei meandri del diritto dell’energia è una vera e propria impresa, non solo per:
  • le oggettive difficoltà di “confinare” in un preciso ambito territoriale la maggior parte degli eventi, oggetto del “diritto energetico-ambientale”, o di regolare separatamente interessi connessi ma parzialmente divergenti (l’energia, la tutela della salute, il governo del territorio);
  • le continue innovazioni tecnologiche, che hanno costretto, costringono e costringeranno i legislatori a rivedere con frequenza i concetti posti alla base delle normative del settore, che anche sulla presenza di quelle tecnologie basano la loro costruzione amministrativo-burocratico-sanzionatoria, o
  • gli ostacoli connessi alle scelte politiche, le barriere di natura amministrativa, infrastrutturale, sociale, finanziaria, e l’elevato grado di conoscenze specialistiche in materie tecnico-scientifiche che sono richieste agli organi chiamati ad esplicarle, ma anche per la pervicacia con cui, a far da “collante” a queste problematiche, il nostro legislatore si ostina a distribuire competenze ai diversi livelli territoriali , che inevitabilmente innescano rivendicazioni e conflitti di competenza .
Oltre a queste generali e propedeutiche problematiche, il diritto dell’energia deve fare i conti con quelle generate dalle numerose modalità operative, relative non al chi deve applicare la normativa, ma al come, al quando e al cosa l’amministrazione che, a valle del riparto di competenze, è risultata titolare dei poteri in materia, deve fare.
Difficoltà applicative che hanno riguardato non solo molte pubbliche amministrazioni – impossibilitate, spesso, ad applicare una normativa complessa e per molti versi contraddittoria – ma anche, e soprattutto, gli operatori del settore, sovente preda delle maglie di una rete normativa che, come è stato affermato in dottrina , “può forse definirsi «semplificata» ma certamente non «semplice»....”


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